ventisei anni

ieri era l'anniversario, ricordato puntualmente da tutte le tv con speciali e documentari. bellissimo soprattutto quello di "sfide", che, come (quasi) sempre, ha colto sfumature umane poco reclamizzate. la mia generazione è cresciuta a pane e gilles: perderlo, e in quel modo, ci ha resi un po' orfani, e forse ci ha fatti diventare grandi. gilles era il cugino matto e dolcissimo che tutti sognavamo di avere. gilles faceva cose uniche e strambe: non vinceva quasi mai, ma non ne aveva bisogno per essere idolatrato. gilles combinava un sacco di casini, ma glieli perdonavi tutti. la sua scomparsa è stata uno spartiacque della nostra infanzia/adolescenza: tutti ci ricordiamo dove eravamo in quel mentre, come dopo è accaduto solo al grande senna.
gilles era soprattutto questo: quel giorno, domenica 1° luglio 1979, stavo al campeggio di chioggia con zii e cugini. gli altri bambini giocavano in giro, io e papà, con altre decine di ometti e omoni, stavamo al bar all'aperto che dava il gran premio alla tv issata su un trespolo. gilles purtroppo infine fu anche questo: quel giorno, sabato 8 maggio 1982, ero appena tornato da scuola, avevo trangugiato un pranzo veloce e mi accingevo a raggiungere l'oratorio per la riunione dei chierichetti. la tv non dava le prove in diretta, però alle due il tg interruppe il sonnacchioso fluire delle notizie per mostrare il terribile volo. arrivai all'oratorio scioccato: è morto villeneuve, dissi con un fil di voce. per la prima e forse unica volta mi diedero retta, fui al centro dell'attenzione, dissi qualcosa che colpiva gli astanti: quasi nessuno di loro sapeva, tutti abbassarono gli occhi. anni dopo, da giornalista (quasi) serio, l'ho ricordato così.
















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