amorazzi/1
stamattina nell'esausto dormiveglia del lunedì stavo pensando che è vero che ho corteggiato attivamente più che passivamente, e collezionato due di picche, ma non è vero che non sono mai stato corteggiato. anzi, facendo i conti, sono clamorosamente quasi in parità. solo che, maledetto imbranato, ho perso mille treni perchè non sono stato buono a salirci.
alle superiori piacevo a m., che aveva fama di discreta zoccola: speravo di poterlo verificare, ma il sogno svanì il giorno in cui, pubblicamente, disse che sì, ero un gran bel ragazzo, "però il carattere...". un ragionamento simile non era abbastanza da zoccola, infatti non me la fece neanche annusare. nell'altro corridoio all'ultimo piano c'era la classe di s.: mi approcciò tramite la sua compagna di banco, un giorno all'intervallo venne a farsi consolare per un brutto voto con conseguenti piagnistei. era in gamba e pure carina, ma come al solito persi l'attimo e lì capii che le donne raramente ti concedono una seconda chance. ricordo ancora dove abitava, l'ho rivista recentemente in auto col probabile fidanzato e la sua espressione non mi è sembrata felice (no, non mi aveva scorto, malignazzi).
nell'estate del '90 fui a tanto così da s., la più ambita della compagnia: era bellissima, intelligente e simpatica. l'avessi conquistata, avrei avuto gloria imperitura: invece rimasi ancora una volta a secco. una sera mi si avvinghiò letteralmente al collo, sussurrandomi provocante una domanda scema alla quale, colto alla sprovvista, risposi nel modo più idiota possibile. un secondo dopo ero già vittima del famoso assioma della chance unica, che cominciava a farmi un po' girare le balle. oggi s. vive a san benedetto del tronto con marito e prole.
m. mi scriveva lettere e mi telefonava dal lavoro. il mio amico del cuore l'aveva mollata e lei voleva consolarsi avec moi. non ero dell'idea, ma fu dura liberarmene: la sua pervicacia faceva tenerezza, riuscii per una volta a negarmi senza fare troppo male. a capodanno insistette perchè l'accompagnassi a casa dopo la pizzata, e una volta arrivati disse ammiccante "sono sola, sali da me?". oh, non ci crederete, ma preferii rincasare a mia volta. lo so che mi state sfanculando indignati: è che nevicava di brutto e rischiavo di restare sotto la tormenta. non so più che fine abbia fatto.
il rimpianto più grosso si chiama f.: sta tuttora sul podio dei tre maggiori geni che abbia incrociato sul mio cammino. ci conoscemmo al gruppo giovani parrocchiale: ogni volta ci fermavamo a parlare in macchina fino a tardissimo, con i suoi che sbirciavano di sottecchi da dentro casa scostando appena le tende. per farla breve, ci inseguimmo parecchio senza trovarci mai: un 17 dicembre - e come faccio a scordare una data così - mi diede il chiarissimo segnale che "era ora di quagliare". naturalmente lì mi prese il trac e non quagliammo: pochi mesi dopo mi misi con un'altra e lei ci rimase malissimo, anche se incassò signorilmente. oggi è un medico in carriera ("si vede lontano un miglio che sei un pediatra", le dissi quando ancora doveva scegliere l'università: azzeccai in pieno), si è appena sposata e sta in svizzera francese. è la seconda chance che più avrei voluto, anche se riconosco che non ero all'altezza di una così esigente.
















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