benedizione
stamattina è venuto il parroco a benedire la casa. qui in terra ambrosiana si fa in vista del natale, nel resto del mondo per pasqua. ma noi ci teniamo all'ambrosianità: al punto che, appena peppino razzinga ha ritirato fuori la storia della messa in latino, il monsignore che in curia a milano mette l'imprimatur sul messale della domenica ha fatto passare sottovoce l'ordine di scuderia informale che, siccome siamo ambrosiani, non seguiamo quelli di rito romano in questo revanscismo classicheggiante*.
insomma, dicevo, è venuto il parroco a benedire. io sono un cattolico critico, non ho paura di dire che non mi piacciono certe storture nella chiesa: però sono profondamente credente, e a questi riti ricchi di simboli e di sostanza ci tengo. quest'anno, colpo di fortuna, per la prima volta da quando abito qui la visita nella mia via è coincisa col mio unico giorno libero: così ho potuto accogliere degnamente il fugace ospite. prima ho rassettato un po' l'umile dimora (con gli orari che ormai faccio non tengo più il passo della polvere: appena me lo posso permettere assumo una colf ucraina, ma anche polacca o bielorussa va bene), e soprattutto ho preparato la busta con l'offerta e l'ho messa sul tavolo, in bella mostra, vicino ai fiori secchi: hai visto mai che con la testa che c'ho mi scordo. niente di che, viste le mie attuali magrissime finanze: ma è il pensiero che conta, e poi tante gocce fanno un mare eccetera eccetera.
arriva l'uomo in clergyman, va prima dalla dirimpettaia (che ha fatto dei meravigliosi addobbi in découpage: in questo è una vera artista) e poi entra da me. chiacchieriamo un po', preghiamo, benedice, asperge, gli mostro i locali (in tutto trenta secondi: mica è buckingham palace), richiacchieriamo, infine saluta e sale dai vicini del piano di sopra.
soddisfatto lui, soddisfatto io. sorridente lui, sorridente io. chiudo la porta, mi cambio e mi preparo a uscire, ché ho varie commissioni da sbrigare. vado e faccio il mio giro, spesuccia compresa (qui ammiro il nuovo look della mia cassiera preferita: oh, proprio bella pettinata così) e torno a casina. entro e mi sento sgradevolmente osservato: dal tavolo, vicino ai fiori secchi, la busta mi fissa severa e sconcertata.
* gigi, poi te lo spiego eh 





















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