...e alla fine arriva polly
oggi tante blogger si sono coalizzate, postando i rispettivi racconti sulle mestruazioni, partendo da qua e da qua. lurkando in giro ho trovato molta ironia e altrettante maledizioni per quest'optional: forse l'unico, insieme ai dolori da parto, capace di distogliere noi ometti maiali dall'ingenua ambizione di rinascere fanciulle, nella prossima vita. la mia scarsa conoscenza indiretta della questione dice che non si può generalizzare: ogni donna vive a modo suo i giorni di pioggia. ho avuto fidanzate costrette a letto kaputt, altre disposte persino a fare l'amore. dal basso della mia inesperienza però, oltre a solidarizzare, volevo dire due cose.
la prima: non è scontato che a noi maschi il sangue mestruale faccia schifo. in fondo, è una delle situazioni in cui una donna è più donna: per quel che mi riguarda, mi suscita pure un certo fascino. era molto bello quando s. me ne rendeva partecipe: mi sentivo più coinvolto nella sua vita, più metà che mai. era una sensazione paragonabile, seppur lontanamente, alle carezze al pancione che un giorno spererei di fare.
la seconda: non è vero che noi non abbiamo qualcosa di simile. solo che il nostro ciclo è un fatto di pochi minuti, forse anche pochi secondi, e meno sfiancante, sebbene fastidioso la sua parte. si chiamano polluzioni: in genere si verificano di notte, durante il sonno, e non necessariamente sono legate a sogni sconvenienti. il risultato è che al risveglio un umore biancastro-trasparente impiastriccia le mutande, e alla peggio anche le lenzuola. una sottospecie di eiaculazione in tono minore, senza ole ormonali, meno divertente, assolutamente casuale e non indotta da comportamenti ad hoc.
ci sono almeno due differenze tra il ciclo femminile e quello maschile. anzitutto, la polluzione non è costante né regolare, bensì ha un legame inversamente proporzionale con l'attività sessuale: più questa è intensa (ultimamente non è proprio il mio caso, accidenti), meno la pistola si scarica (questa è un'espressione della musa). poi, il disagio fisico e psichico del protagonista dura giusto cinque minuti, non cinque interminabili giorni.




















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